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Appennino a Rischio Desertificazione: La CGIL chiede “Reindustrializzazione 5.0” anziché turismo Rachele Copparoni
Per rilanciare l’Appennino non si può puntare solo sul turismo, ma si esige un piano di “reindustrializzazione 5.0” per ripristinare l’occupazione di qualità. È questo l’allarme e l’appello lanciato dalla CGIL di Bologna, che ha inizio mese ha presentato i risultati di un nuovo e preoccupante studio sulla crisi occupazionale e produttiva nelle aree montuose e collinari della Città Metropolitana.
Lo studio a cura di Gianluca de Angelis di Ires Emilia-Romagna, che prende il titolo di “Manifattura in crisi: il rischio desertificazione nell’Appennino bolognese“, fotografa un territorio in sofferenza dove, a fronte della perdita di circa 600 posti di lavoro nella manifattura con mansioni ben retribuite, l’occupazione è stata sostituita da forme di lavoro precario e a basso reddito.
Secondo il ricercatore Gianluca De Angelis, «da una parte abbiamo assistito ad un progressivo spopolamento, accompagnato ad un invecchiamento della popolazione, andato di pari passo con la de industrializzazione del territorio. Ora invece ci ritroviamo verso la crescita di settori come alloggio ristorazione e turismo, che caratterizzano ormai il racconto che si fa dell’Appennino. Non bisogna mettere in competizione i settori, molto diversi tra loro, ma con i dati alla mano quello che si osserva è che i salari, i redditi e il benessere del territorio che deriva da un lavoro ben remunerato come quello della manifattura, non trova corrispondenza in un economia connessa al turismo».
La manifattura in Appennino è stata capace di garantire salari significativamente più alti della media: la retribuzione media annua nel settore manifatturiero è di 37.000 euro, nettamente superiore ai 27.600 euro del settore privato generale.
Nonostante questo, il settore sta subendo un impoverimento strutturale:
«L’Appennino registra una delle peggiori condizioni dal Dopoguerra ad oggi – aggiunge Primo Sacchetti (Fiom-Cgil Emilia-Romagna) -: la crisi del settore del caffè ha significato la pertdita di almeno mille posti di lavoro, e nel frattempo l’aumento generale dell’occupazione è pari a zero. O la situazione viene affrontata dal punto di vista politico, o resteremo sempre al punto di partenza».
ASCOLTA L’INTERVISTA A GIANLUCA DE ANGELIS:
Scritto da: Rachele Copparoni